UN MARI À LA PORTE

Una produzione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino 
Prima rappresentazione: 12/02/2019 Teatro del 
Maggio Musicale Fiorentino, Firenze

MAESTRO CONCERTATORE E DIRETTORE Valerio Galli 

REGIA Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi

SCENE Federica Parolini

COSTUMI Agnese Rabatti

LUCI Luigi Biondi

INTERPRETI
Florestan Docroquet Matteo Mezzaro
Suzanne Marina Ogii
Rosita Francesca Benitez
Martel Patrizio La Placa
Mamma Lucia Elena Zilio

ORCHESTRA Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Considerato tra i padri del genere dell’operetta, avendone composte circa un centinaio, Offenbach è stato il cantore della joie de vivre nella Parigi del Secondo Impero ma anche il sardonico fustigatore dei vizi della sua società, parodiata nei suoi lavori. Un mari à la porte è una mini commedia degli equivoci: protagonista è un impresario di operette in fuga dai creditori e da un ufficiale giudiziario che si ritrova per sbaglio nella camera di una donna sposata, Suzanne. La conseguente serie di fraintendimenti e scene esilaranti è condita dalla brillante musica di Offenbach che si muove leggiadra a ritmo di valzer. Nell’anniversario che celebra i duecento anni dalla nascita dell’autore, l’operetta di Jacques Offenbach, Un mari à la porte, rappresenta il contraltare ironico e spensierato al dramma passionale di Mascagni, Cavalleria Rusticana, a cui il Maggio fiorentino ha pensato di accoppiarla.

Tragedia e commedia insieme. L’avevano capito gli antichi greci che non rinunciavano a prendere in giro quelle stesse passioni per cui si soffre, ci si dilania, si muore. La vita nella sua essenza comica e tragica vista da due autori agli antipodi non può che riportarci così a quel teatro greco cui dobbiamo le nostre fondamenta di uomini prima che di teatranti. Ingabbiati nelle ipocrisie delle loro regole borghesi, i personaggi di Offenbach svolazzano come Uccelli in una voliera prendendosi gioco del matrimonio, della fedeltà, dello stesso amore per cui Mascagni fa soffrire e morire i suoi. Dove sta la verità? Esiste una forma più nobile dell’altra o entrambe ci offrono valide alternative, sagge possibilità, ricchezza emotiva? Noi le amiamo indifferentemente entrambi, e senza giudicare né l’una né l’altra, godiamo nell’ubriacare Turiddu e nel far cadere Florestan da un camino, perché ambedue le cose sono catartiche, anche se in modo diverso.

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