BABBELISH

La formula scarlafuxia della felicità
Una produzione Teatrialchemici, Teatro Massimo di Palermo e Teatro Franco Parenti di Milano
Prima rappresentazione: 23/03/2016 Teatro Massimo, Palermo

 

MUSICA Pasquale Corrado 

LIBRETTO Luigi Di Gangi, Julio Garcia Clavijo, Ugo Giacomazzi

REGIA Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi

SCENE E COSTUMI Igor Scalisi Palminteri

ASSISTENTE ALLA REGIA Simona Stranci

LUCI Luigi Biondi

INTERPRETI DELLA VERSIONE CON ORCHESTRA AL TEATRO MASSIMO
Mr Babbel Italo Proferisce (baritono)
Figlio uno Claudio Levantino (tenore)
Figlio due Francesca Mazzara (soprano)
Tribù di Babbelish (attori down della compagnia Dada di Palermo)

INTERPRETI DELLA VERSIONE CON MUSICA ELETTRONICA AL TEATRO FRANCO PARENTI DI MILANO
Mr Babbel Maurizio Leoni (baritono)
Figlio uno Luigi Di Gangi (tenore)
Figlio due Ugo Giacomazzi (soprano)
Tribù di Babbelish (attori down della compagnia Circolo di Porta Romana, Milano)

Mr. Babbel, masticando un copertone di un’automobile, si rende conto che questo gesto meccanico lo pone in uno stato di sazietà e sonnolenza soprattutto mentale. Il salto dalla propria personale esperienza al pensiero che tutti nel mondo potrebbero non voler altro che provare la stessa sensazione di annichilimento è breve. Ecco allora fabbricata la gomma Happy Babbel, “super plasticosa”, “super morbidosa” e “super scarlafuxia”, che toglie l’appetito facendoci sentire calmi, tranquilli e senza pretese, tutti masticanti compulsivi di una gomma che crediamo ci dia la felicità ma che in realtà ci ammansisce.

Questa soddisfazione fittizia ci viene offerta attraverso la schiavitù di un popolo denaturalizzato per mano dell’uomo e sottomesso, i Babbelish appunto; un sacrificio del debole per soddisfare finte necessità di chi si crede più forte ma non per questo è meno schiavo.

È così che una società masticante sazia non solo lo stomaco ma mette a tacere anche i suoi impulsi artistici e intellettuali: la voglia di scoprire cose nuove, di porsi domande, di contestare, di crescere, di creare, di essere visionari. Ci piace che a risvegliare la società dal torpore e dalla dipendenza sia un gruppo di ominidi di una foresta, apparentemente semplici, apparentemente non evoluti, interpretati da ragazzi affetti da sindrome di Down. La musica ci mette in contatto con questo mondo sommerso, capace di esaltare i respiri della fabbrica di gomma, i suoi suoni diurni e notturni e di entrare fin nei meandri più riconditi della mente dei personaggi.

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