SECRETSACRET Studio#1

Produzione TeatriAlchemici e RISO
Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo

REGIA E DRAMMATURGIA, SCENE E COSTUMI Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi

CON Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi

MUSICHE DAL VIVO Sergio Beercock

Quando tutto nel mondo sembra Prevedibile sorge allora l’Inaspettato, un evento caotico che ci confonde ma che se accettato ci rinnova. Il Caos globale in cui siamo recentemente sprofondati ci ha fornito l’occasione per rinnovarci riscoprendo il senso dell’origine.
San Francesco e il suo Lupo, uno specchio dell’altro, sono state le figure simboliche per arrivare a noi. Ci si è così imposta una povertà scenica in cui a prevalere è la natura del corpo, confidando come Francesco nella Parola quanto più essa è incarnata nell’Azione, come nella sua ultima “predica” quasi muta in cui solamente si cosparge il capo di cenere. Questo ci ha fatto pensare a lui come al primo performer della storia, un uomo che ha dato valore politico al corpo con azioni eterne perché semplici, necessarie per affrontare la paura dell’irrilevanza contro cui invece lotta disperatamente l’uomo contemporaneo.
Mentre Francesco ci offriva questi esempi, Lupo ci informava che per praticarli dovevamo interiorizzare il mostro interiore, alleato fedele, animalità imprevedibile e visionaria, danza dell’anima dissacrante.
Ad interessarci quindi non è la storia del santo quanto la sua figura simbolica fuori dal tempo e dallo spazio. Come lui abbiamo tentato di smarginare anche noi, dando voce a nostro modo a quel giullare che parlava con entusiasmo, vale a dire come mezzo di un dio.
Se Francesco è Giullare, la Chiesa che vuole costruire è Teatro, se il Giullare è l’Uomo, il Teatro che vuole abitare è la Vita stessa. Francesco viene dissepolto per tornare proprio a quella Vita di cui sembra avere smarrito il senso. Dopo aver subito le umiliazioni del potere e il fascino della tentazione, dopo essersi celebrato come Narciso, compianto come Asino, avere provato terrore del suo “pubblico” ed ucciso i suoi Maestri, può solo ricongiungersi con sé stesso, finalmente nudo, finalmente Uomo.
Nei mesi di tessitura di questa partitura abbiamo messo tutto questo in gioco accompagnati dal linguaggio di Sergio Beercock che attraverso i nostri corpi e le nostre voci aggiungeva il terzo elemento indispensabile a questo cantico di nuove creature: la musica. Un contributo che, lontano dall’essere una colonna sonora, è parte integrante dell’azione e ne restituisce il senso mentre la sostiene in volo.

Foto

Foto di Valentina Glorioso

Video

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